Liturgia Cattolica +

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+ La Santa Messa +

Il Sacerdote, rivestito dei paramenti si pone di fronte all’Altare, orientato verso la Croce ai piedi dell’ultimo gradino, e fatta la debita reverenza si segna con il segno della Croce e dice a voce distinta:

In nómine Patris  et Fílii et Spíritus Sancti. Amen

(l’Amen non è una risposta del popolo. Il popolo e i Ministranti sono inginocchiati)

Il Sacerdote non saluta nessuno,  inizia  subito con la recita del Salmo Iudica me, che si omette solo nelle S. Messe dalla I Domenica di Passione fino al Giovedí Santo incluso, nonché nelle S. Messe dei defunti, nelle quali si dice solo l’antifona: Introibo ad altáre Dei… etc. ed omettendo il Salmo, il Sacerdote immediatamente aggiunge Adjutorum nostrum… etc. come sotto.

Con le mani giunti dinnanzi al petto inizia l’Antiphona dicendo a voce sommessa.

Introíbo ad altáre Dei.

 Il Ministrante risponde:

 Ad Deum qui lætíficat iuventútem meam.

In alternanza con il Ministrante (o con il popolo in caso di Messa dialogata e se non si esegue l’introito in canto) dice:

V/. Iúdica me, Deus, et discérne causam meam de gente non sancta: ab hómine iniquo, et dolóso érue me.

R/. Quia tu es, Deus, fortitúdo mea: quare me repulísti, et quare tristis incédo, dum afflígit me inimícus?

V/.  Emítte lucem tuam et veritátem tuam: ipsa me deduxérunt et adduxérunt in montem sanctum tuum, et in tabernácula tua.

R/. Et introíbo ad altáre Dei: ad Deum qui lætíficat iuventútem meam.

V/.  Confitébor tibi in cíthara, Deus, Deus meus; quare tristis es, ánima mea, et quare contúrbas me?

R/. Spera in Deo, quóniam adhuc confitébor illi: salutare vúltus mei, et Deus meus.

Glória Patri et Fílio et Spirítui Sancto.

R/. Sicut erat in princípio et nunc et semper, et in saecula saeculórum. Amen.

Il Sacerdote ripete l’antifona:

Introíbo ad altáre Dei.

R/. Ad Deum qui lætíficat iuventútem meam.


Actus Pænitentialis

Il Sacerdote si segna dicendo:

Adiutórium nostrum  in nómine Dómini.

R/. Qui fécit cœlum et terram.

Il Sacerdote, congiunte le mani, si inchina profondamente e récita il Confíteor: 

V/.  Confíteor Deo omnipoténti, beátæ Maríæ semper Vírgini, beáto Michaeli Archángelo, beáto Ioánni Baptístæ, sanctis Apóstolis Petro et Páulo, ómnibus Sanctis, et vobis, fratres: quia peccávi nimis cogitatióne, verbo, et ópere: (si batte il petto per tre volte) mea culpa, mea culpa, mea máxima culpa. Ideo precor beátam Maríam semper Virginem, beátum Michaelem Archángelum, beátum Ioánnem Baptístam, sanctos Apóstolos Petrum et Páulum, omnes Sanctos, et vos, fratres, oráre pro me ad Dóminum Deum nostrum.

Il Ministrante invoca sul Sacerdote la misericordia di Dio:

Misereátur tui omnípotens Deus, et dimíssis peccátis tuis, perdúcat te ad vitam ætérnam.

Il Sacerdote dice Amen e si alza.

Amen.

 I Ministranti con il popolo, profondamente inchinati, ripetono la confessione:

Confíteor Deo omnipoténti, beátæ Maríæ semper Vírgini, beáto Michaeli Archángelo, beáto Joánni Baptístæ, sanctis Apóstolis Petro et Paulo, ómnibus Sánctis et tibi, pater: quia peccávi nimis cogitatíone, verbo et ópere: (ci si batte il petto per tre volte) mea culpa, mea culpa, mea máxima culpa. Ideo precor beátam Maríam semper Vírginem, beátum Michaelem Archángelum, beátum Joánnem Baptistám, Sanctos Apóstolos Petrum et Paulum, ómnes Sanctos, et te, pater, oráre pro me ad Dóminum Deum nostrum.

Il Sacerdote, con le mani giunte, da l’assoluzione dicendo:

Misereátur vestri omnípotens Deus, et  dimíssis peccátis vestris perdúcat vos ad vitam ætérnam.

Il popolo risponde:

Amen

Il Sacerdote si segna dicendo:

Indulgéntiam, absolutiónem, et remissiónem peccatórum nostrórum, tríbuat nobis omnípotens et miséricors Dóminus.

R/. Amen.

Il Sacerdote, inchinato, prosegue alternandosi con il Ministrante o il popolo:

V/. Deus, tu convérsus vivificábis nos.

R/. Et plebs tua lætábitur in te.

V/. Osténde nobis, Dómine, misericórdiam tuam.

R/. Et salutáre tuum da nobis.

V/. Dómine, exáudi oratiónem meam.

R/. Et clámor meus ad te véniat.

 V/. Dóminus vobiscum.

R/. Et cum spíritu tuo.

Allargando e congiungendo mani, il Sacerdote dice a voce alta:

Orémus.

I fedeli si alzano e rimangono in piedi.

Il Celebrante sale all’altare

Il Sacerdote salendo all’Altare, dice in segreto:

Aufer a nobis, quaesumus, Dómine, iniquitátes nostras: ut ad sancta sanctórum puris mereámur méntibus introíre. Per Christum Dóminum nostrum. Amen.

Il Celebrante bacia l’altare dove sono poste le reliquie

Quindi, congiunte le mani sopra l’Altare, inchinato, dice sottovoce:

Orámus te, Dómine, per mérita Sanctórum tuórum
(bacia l’Altare nel mezzo, dove sono disposte le reliquie dei Santi) quórum relíquiæ hic sunt, et omnium Sanctórum: ut indulgére dignéris ómnia peccata mea. Amen.

Dopodiché secondo l’opportunità incensa, altrimenti va subito al Messale per leggere l’Introito.


Incensatio altaris et Sacerdotis

Il Sacerdote, prima di iniziare l’antifona dell’Introito, incensa l’Altare. Questa incensazione si omette nella Messa dei defunti.

Il Celebrante benedice l’incenso

Il Diacono – o il Ministrante – un po’ inchinato verso il Sacerdote, gli porge il turibolo con la navicella, gli consegna il cucchiaino, bacia la mano ed il cucchiaino  e dice:

Benedícite, pater reverénde.

Il Sacerdote benedice l’incenso, dicendo:

Ab illo bene  dicáris, in cuius honore cremáberis. Amen.

Il Sacerdote, ricevuto il turíbolo, fa una profonda riverenza alla Croce e, in  silenzio, la incensa dando con il turibolo due colpi per tre volte; quindi, fatta ancora una profonda riverenza alla Croce, in  silenzio incensa l’Altare secondo l’Ordo incensationis. Terminata l’Incensatio Altaris, stando all’estrema destra (cornu Epistulæ) e rivolto lateralmente, viene incensato egli stesso dal Diacono o dal Turiferaio che si trova ai piedi dei gradini, di fronte a lui.


Antiphona ad Introitus

Il Sacerdote, quindi, presso il Messale si segna e legge a voce alta l’antifona dell’Introito. [L’Introito fa parte del Proprio della S. Messa che qui non è riportato].

Nella Messa cantata o solenne il Sacerdote legge a bassa voce l’Introito che è stato già eseguito dalla Schola e di seguito il Kyrie.

Leggendo la dossologia (Gloria Patri) che di solito intermezza l’Introito – essa manca nel Tempo di Passione e nelle Messe dei defunti – il Sacerdote e i Ministri fanno inchino di capo verso la Croce.


Kyrie

La Melodia del Kyrie, come del Gloria, del Credo, del Sanctus e dell’Agnus Dei, sta nel Kyriale che si trova all’inizio del Graduale Romano (1961) o del Liber Usualis, il quale assegna una melodia per ogni tempo o grado di festa liturgica; oppure la schola lo può cantare secondo i canoni tradizionali della Polifonia Sacra stabiliti dal Instructio de Musica Sacra et Sacra Liturgia. Ogni acclamazione viene ripetuta normalmente tre volte, senza escluderne tuttavia un numero maggiore in considerazione dell’indole della composizione musicale.

Nella Messa cantata il Kyrie e cantato tra schola e popolo mentre il Sacerdote incensa, poi egli lo alterna a bassa voce coi ministri rimanendo in cornu Epistulae dopo aver letto l’Introito.

Nella Messa letta il Kyrie è alternato tra Sacerdote e popolo, tornato egli al centro dell’Altare.

[NB: Come si vede, il Confiteor e il Kyrie sono due cose distinte, posti in diverse parti della Messa, ed entrambi sempre presenti]

V/. Kyrie, eléison.
R/. Kyrie, eléison.
 

V/. Kyrie, eléison.
R/. Christe, eléison.
 

V/. Christe, eléison.
R/. Christe, eléison.
 

V/. Kyrie, eléison.
R/. Kyrie, eléison.
 

V/. Kyrie, eléison.

Il Sacerdote, in mezzo all’Altare, allargando le mani e congiungendole con un movimento circolare, col capo un po’ inchinato, dice o intona:


 Gloria

Lo si canta o si recita nelle domeniche e nelle feste di qualsivoglia classe [incluse quelle che secondo il RITUS PAULI VI avrebbero il grado di cosiddette “memorie”]. Non si dice il Gloria dalla I Domenica di Avvento fino alla Vigilia di Natale inclusa, dalla Domenica di Settuagesima fino al mercoledì della Settimana Santa incluso, nelle Messe feriali (cioè nelle quali non ricorra la festa di un Santo) e nelle Messe dei defunti.

La Melodia gregoriana è assegnata dal Kyriale che si trova all’inizio del Graduale Romano (1961) o del Liber Usualis, oppure la schola lo può cantare in polifonia secondo i canoni tradizionali della Polifonia Sacra stabiliti dal Instructio de Musica Sacra et Sacra Liturgia. Alternato tra schola e popolo nella Messa cantata, il Sacerdote, dopo averlo intonato, lo recita privatamente stando accanto a lui, se ci sono, Diacono e Suddiacono; finita la lettura del Gloria va a sedersi al suo scanno (Diacono e Suddiacono o gli Accoliti gli sollevano la Pianeta nel sedersi perché non si rovini)  indossa la berretta, e attende la fine del canto. Quando il canto giunge a parole per le quali è previsto inchino, il Sacerdote e i chierici seduti tolgono la berretta e fanno inchino. All’ultimo verso torna all’Altare (sempre facendo debita riverenza prima di salire i gradini).

V/. Glória in excélsis Deo

Et in terra pax homínibus bonæ voluntátis.

Laudámus te. 

Benedícimus te.

(chiniamo il capo) Adorámus te.

Glorificámus te.

(chiniamo il capo) Grátias ágimus tibi propter magnam glóriam tuam.

Dómine Deus, Rex cœléstis, Deus Pater omnípotens.

Dómine, Fili unigénite

(chiniamo il capo)

Iesu Christe.

Dómine Deus, Agnus Dei, Filius Patris.

Qui tollis peccáta mundi, miserére nobis.

Qui tollis peccáta mundi,

(chiniamo il capo)

súscipe deprecatiónem nostram.

Qui sedes ad déxteram Patris, miserére nobis.

Quóniam tu solus Sanctus.

Tu solus Dóminus.

Tu solus Altíssimus,

(chiniamo il capo)

Iesu Christe.

Cum sancto  Spiritu(ci segnamo)

in glória Dei Patris.

Amen.



Orazione

Il Sacerdote, baciato l’Altare in mezzo, si volge ai fedeli e dice (allargando e congiungendo le mani):

Dóminus vobíscum

[Pax vobis se celebra il Vescovo].

Il popolo risponde:

Et cum spíritu tuo.

Quindi, senza aspettare, va al Messale nel lato dell’Epistola, dice subito Oremus  cui segue la recita dell’Orazione (chiamata Colletta). L’Orazione fa parte del Proprio della S. Messa che qui non è riportato. L’Orazione può essere letta o cantata; e in alcuni casi può essere composta da una o più Orazioni che si leggono insieme, alle volte unite con un’unica invocazione dossologica finale. [Il Sacerdote recita le orazioni, una o più come richiesto dall’Ordine dell’Ufficio, prima recita l’Orazione assegnata alla S. Messa del giorno e poi, se ci sono commemorazioni o sono assegnate altre Orazioni, le aggiunge. Dopo la prima Orazione aggiunta, le altre sono dette di seguito con un’unica introduzione ed un’unica conclusione].

Il Sacerdote stendendo e congiungendo le mani, dice inchinando il capo:

Oremus.

…..

Quando viene nominato il Santo in onore del quale si celebra la Messa, oppure il nome della B. V. Maria, Sacerdote e Ministri fanno inchino di capo. Al nome di Gesù, quasi sempre presente nella dossologia che conclude l’Orazione, l’inchino di capo è rivolto sempre alla Croce ed ha un grado di profondità maggiore rispetto alle precedenti riverenze indicate.

V/. Per ómnia sǽcula sæculórum.

Il popolo, unendosi alla preghiera, fa propria l’orazione con l’acclamazione:

Amen.


Pars Didactica

Inizia la Parte Didattica chiamata anche “Messa dei Catecumeni”; in questo contesto venivano istruiti sulla Sacra Scrittura e su i Divini Misteri, e perché essi potevano assistere solo a questa parte, non essendo battezzati essi non potevano infatti né offire, ne comunicarsi, e perciò, un tempo si rimandavano pubblicamente prima di incominciare la Pars Sacrificalis o Liturgia Eucaristica detta anche “Messa de Fedeli”. La “Messa dei Catecumeni” e “Messa dei Fedeli” si trovano unite in tutte le liturgie fin dalla più remota antichità, anzi fin dai tempi Apostolici, in modo da formare una cosa sola: la Santa MESSA.

Le letture sono dentro il Messale stesso, esiste un Evangeliario, ma si usa solo per le messe solenni.

Le letture domenicali si ripetono di anno in anno. Non ci sono cicli di letture alternative. Domenica dopo domenica il Sacerdote, anno dopo anno ripetendo le stesse letture proponendo lo stesso Vangelo (letture collocate un base ad una splendente mistagogia ricca di secoli di esperienza) accompagnava il fedele in un cammino pedagogico semplice e nello stesso tempo tutto orientato alla conoscenza del Signore Gesù vero Dio e vero Uomo, proprio Salvatore, Re dell’Universo! Le Letture così con gli anni dovevano diventare familiari, al punto di essere assimilate a memoria.

Le letture non si proclamano mai dall’ ambone ma dall’altare : a destra l’Epistola, a sinistra il Vangelo.

Vengono lette in latino per rispettare una omogeneità linguistico-liturgica, ma con il Motu Proprio: “Summorum Pontificum” il Santo Padre Benedetto XVI ha dato l’opportunità che le letture possano essere lette anche o direttamente in Italiano.

I fedeli si siedono per ascoltare la Parola di Dio(Epistola) e si stanno in piedi per il Vangelo. L’Epistola, il Graduale, l’Alleluia o il Tratto con il Versetto, e la Sequenza Evangelica sono stabiliti secondo il Calendario Liturgico (di questa edizione del Missale Romanum 1962) e fanno parte del Proprio della S. Messa (sia del Tempo o dei Santi), che qui non è riportato.


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Epistola

Il Sacerdote dall’altare legge l’Epistola  (o solo il Suddiacono se Messa Solenne).

Rimanendo all’Altare si pone al lato destro e legge stando verso l’altare. Vi è sempre una sola lettura eccetto che nelle Quattro Tempora (Messe con una struttura particolare), nelle Vigiliae e nelle Rogazioni.

Il Sacerdote, poste le mani sul Messale, o sull’Altare, ma in modo che le palme tocchino il Messale, oppure (se ritiene) tenendo il Messale, legge a voce alta.

Nella Messa Solenne è il Suddiacono a leggere l’Epistola, e si sposta, accompagnato dal cerimoniere, ai piedi dei gradini dal lato dell’Epistola e rivolto verso l’Altare, tenendo in mano il libro.

Lectio Epistulæ Beati … etc.,

All’ultima frase il Sacerdote o il Suddiacono alzano il tono della voce a mo di conclusione senza aggiungere nessuna acclamazione, perché la fine della lettura si intende dal tono di lettura (o dalle note, quando il Suddiacono canta l’Epistola).

Tutti rispondono:

Deo grátias.

Quando il Suddiacono termina la lettura, ascende all’Altare per il lato destro e si inginocchia ai piedi del Sacerdote ricevendone la benedizione.


Graduale

Il Graduale è cantato dopo la lettura dell’Epistola. Esso viene poi seguito dall’Alleluia, ma nelle Messe che hanno più letture del normale, come nel periodo detto delle Quattro Tempora, sono separati da altre letture, o se vi sono più di tre letture possono esserci più di un Graduale.


Tratto

Si canta o si legge nel periodo di Quaresima e Passione.

(secondo ALLELUIA)

Si canta o si legge nel periodo di Pasqua ad eccezione dell’ottava di Pasqua.

Nelle Messe Tridentine è il Celebrante che legge sempre il Graduale (o il Tratto o il secondo Alleluia), sia nella Messa bassa che in quella Cantata e/o Solenne (che leggerà a bassa voce).

Nella Messa cantata essi vengono eseguiti dalla schola e dal popolo, se è in grado, (mentre il Sacerdote li recita, come abbiamo già scritto privatamente a bassa voce). Si utilizza il canto in canto gregoriano riportato nel Liber Usualis o nel Graduale Romanum (l’edizione pubblicata secondo le nuove disposizioni liturgiche del Missale Romanum Vetus Ordo del 1961), oppure la schola può cantare in polifonia opere artistiche (secondo i canoni tradizionali della Polifonia Sacra stabiliti dal Instructio de Musica Sacra et Sacra Liturgia)


Alleluia

Si può cantare in gregoriano (Liber Usualis o Graduale Romanum) o in polifonia secondo i canoni tradizionali della Polifonia Sacra stabiliti dal Instructio de Musica Sacra et Sacra Liturgia. Durante esso il popolo e, nella Messa Cantata, il Sacerdote che l’avrà già recitato privatamente, stanno seduti.

L’Alleluia è sempre intercalato da un versetto, detto alleluiatico.

Ultimata la recita o il canto dell’Alleluia, il Sacerdote si accinge alla lettura o al canto del Vangelo.  Se la S. Messa viene celebrata con l’assistenza del Diacono, è quest’ultimo che canta il Vangelo.


Sequenza

La Sequenza è un inno liturgico, che è cantato o recitato dopo l’Alleluia (Pasqua, Pentecoste, Corpus Domini, Sette Dolori B.V.M. del 15 settembre) o dopo il Tratto (Sette Dolori B.V.M. del tempo di Passione e Messe dei Defunti), quindi subito prima della proclamazione del Vangelo.

 Prima della Riforma Tridentina c’erano molte Sequenze, San Pio V ne mantenne solo cinque:

* Victimae paschali laudes, di Wipone, nella notte di Pasqua e per l’Ottava di Pasqua;

* Veni Sancte Spiritus, attribuita a Papa Innocenzo III, per la Pentecoste;

* Lauda Sion Salvatorem, di San Tommaso d’Aquino, per il Corpus Domini;

* Stabat Mater, di Iacopone da Todi, per la memoria di Maria Addolorata;

* Dies irae, di Tommaso da Celano, per le Messe dei defunti.


Evangelium

Il Sacerdote, posto in mezzo all’Altare aspetta che il Ministrante trasporti il Messale all’estremità (cornu) del lato sinistro dell’Altare, detto del Vangelo: rimanendo al centro congiunge le mani sul petto, alza gli occhi e, riabbassandoli, profondamente inchinato, a voce bassa dice:

Il Celebrante invoca la benedizione di dio

Munda cor meum, ac lábia mea, omnípotens Deus, qui lábia Isaiæ prophétæ cálculo mundásti igníto; ita me tua grata miseratióne dignáre mundáre, ut sanctum Evangélium tuum digne váleam nuntiáre. Per Christum Dóminum nostrum. Amen.

V/. Iube, Dómne, benedícere.

V/. Dóminus sit in corde meo et in lábiis meis: ut dígne et competénter annúntiem Evangélium suum. Amen.

Detto questo, il Sacerdote va al lato sinistro dell’Altare dove è stato collocato il Messale;

lo seguono i Ministranti coi ceri e l’incenso (se li utilizza): si sposta voltandosi questa volta verso sinistra e senza guardare i fedeli, e, volto verso il Messale, dice o canta a mani giunte davanti al petto con voce chiara:

Dóminus vobiscum.

I fedeli si alzano e rispondono:

Et cum spíritu tuo.

Quindi il Sacerdote, col pollice della mano destra, traccia un segno di croce, prima sul Messale (e non sull’Altare), all’inizio del Vangelo che si deve leggere, poi su sé stesso: sulla fronte, sulle labbra e sul petto, dicendo:

Sequéntia (oppure Inítium) e segna la sua fronte sancti Evangélii segna le labbra e  secúndum… mentre segne il petto

I fedeli si segnano anch’essi, sulla fronte, sulle labbra e sul petto, e rispondono:

Glória tibi, Dómine.

Se si utilizzasse l’incenso il Sacerdote incensa il Messale con due colpi di turibolo per tre volte. Questa incensazione si omette nella Messa dei defunti.

Il Sacerdote legge rivolto al Messale, che è sempre sull’altare. Non lo leggerà mai dall’ambone né dall’altare rivolto verso il popolo ma sempre verso il Messale posto inclinato, questa volta verso sinistra a 45 gradi a sinistra dell’altare: cornu evangeli. All’ultima frase della Sequenza il Sacerdote alza il tono della voce a mo di conclusione senza aggiungere nessuna acclamazione.

Il popolo risponde:

Laus tibi Christe.

Finita la lettura o il canto della Sequenza evangelica, il Sacerdote bacia il Messale all’inizio del Vangelo e dice sotto voce:

Per evangélica dicta deleántur nostra delícta.


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Homilia

Secondo le disposizioni del Messale del 1962, ultimata la lettura o il canto del Vangelo, il Sacerdote depone il Manipolo sul Messale e riceve la berretta; si reca sul pulpito (se c’è o se è agibile) o sta dal lato del Vangelo rivolto al popolo dal lato del Vangelo per tenere l’Omelia, la quale verterà sui passi della Sacra Scrittura appena letti.  Al termine, riconsegna al Ministrante la berretta e reindossa il manipolo.I fedeli si siedono per ascoltare l’Omelia del Sacerdote. L’Omelia può essere preceduta dalla rilettura in lingua nazionale del Vangelo per quelle comunità che volessero leggere per rispettare una omogeneità linguistico-liturgica, anche il Vangelo il lingua Latina.


Credo

Fatta l’omelia il Sacerdote, stando in mezzo all’Altare e ad esso rivolto, allargando, elevando e ricongiungendo con movimento circolare le mani, intona o recita con il popolo il Credo.

La Melodia del Credo sta nel Kyriale che si trova all’inizio del Graduale Romano (1961) o del Liber Usualis, oppure la schola lo può cantare secondo i canoni tradizionali della Polifonia Sacra stabiliti dalla Instructio de Musica Sacra et Sacra Liturgia.

Alternato tra schola e popolo nella Messa cantata, il Sacerdote, dopo averlo intonato, lo recita privatamente stando accanto a lui, se ci sono, Diacono e Suddiacono; finita la lettura del Credo va a sedersi al suo scranno (Diacono e Suddiacono o gli Accoliti gli sollevano la Pianeta nel sedersi perché non si rovini)  indossa la berretta, e attende la fine del canto. Quando il canto giunge a parole per le quali è previsto inchino, il Sacerdote e i chierici tolgono la berretta e fanno inchino. All’ultimo verso torna all’Altare (sempre facendo debita riverenza prima di salire i gradini).

Credo in unum Deum

(china il capo alla croce)

Patrem omnipoténtem, factórem cœli et terræ, visibílium ómnium, et invisibílium.

Et in unum Dóminum

(si china la testa)

Iesum Christum, Fílium Dei unigénitum.

Et ex Patre natum ante ómnia sǽcula.

Deum de Deo, lumen de lúmine,Deum verum de Deo vero.

Génitum, non factum, consubstantiálem Patri: per quem ómnia facta sunt.

Qui propter nos hómines, et propter nostram salútem descéndit de cœlis.

(alle parole che seguono ci si inginocchia sempre)

Et incarnátus est de Spíritu Sancto ex Maria Vírgine: et homo factus est.

(ci si alza)

Crucifíxus étiam pro nobis: sub Póntio Pilato passus, et sepúltus est.

Et resurréxit tértia die, secúndum Scriptúras.

Et ascéndit in cœlum: sedet ad déxteram Patris.

Et íterum ventúrus est cum glória iudicáre vivos et mórtuos: cuius regni non erit finis.

Et in Spíritum Sanctum, Dóminum, et vivificántem: qui ex Patre, Filióque procédit.

Qui cum Patre et Filio simul

(si china la testa)

adorátur et conglorificátur: qui locútus est per Prophétas.

Et unam, sanctam, cathólicam et apostólicam Ecclésiam.

Confíteor unum baptísma in remissiónem peccatórum.

Et expécto resurrectiónem mortuórum.

Et vitam  ventúri sæculi.

(facciamo il segno di croce)

Amen.



 +Pars Sacrificalis +

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Comincia col “Dominus Vobiscum” la parte Sacrificale, la cosiddetta “Messa dei Fedeli”. La “Messa dei Catecumeni” e “Messa dei Fedeli” si trovano unite in tutte le liturgie fin dalla più remota antichità, anzi fin dai tempi Apostolici, in modo da formare una cosa sola la Santa MESSA. C’è da dire però che certamente la parte sacrificale della S. Messa risale al tempo pre-Apostolico, infatti prende origine dal culto proprio del Tempio di Gerusalemme. Gli ebrei portavano infatti al Tempio degli animali perché venissero immolati per il perdono dei peccati propri o della propria famiglia. Perché il Sacrificio potesse essere gradito a Dio l’animale immolato dal Sacerdote, doveva essere parte consumato dallo stesso Sacerdote, il resto consumato dal fuoco. Cristo compie questo Divino Sacrificio : si immola per il perdono di tutti i peccati degli uomini che ricorrono a lui, anche se vuole che tutti gli uomini si salvino.

Per mezzo di questo Sacrificio – se di vero cuore e con retta fede, con timore e riverenza ci avviciniamo a Dio contriti e pentiti – noi possiamo ottenere misericordia e trovare grazia in un aiuto propizio. Il Signore, concedendo la grazia e il dono della penitenza, perdona i peccati veniali, e purifica i fedeli defunti in Cristo, non ancora del tutto purificati.

La Parte Sacrificale è composta di tre parti, che corrispondono alle tre parti del rito del sacrificio (per es. degli agnelli) che si svolgeva al Tempio di Gerusalemme unico luogo al Mondo dove si poteva celebrare questo rito antichissimo in espiazione dei propri peccati.

Il Sacrificio perché fosse accettato da Dio, doveva essere

1) Offerto (offertorium),

2) Ucciso (immolatio victimæ),

3) Consumato (communio).

NB: Perché i fedeli adempiano al precetto, devono assistere alla Messa almeno dall’Offertorio, quando il Sacerdote scopre il Calice.


Offertorium

Il Sacerdote, baciato l’Altare in mezzo e congiunte le mani davanti al petto, si volge verso i fedeli, e allargando e congiungendo le mani dice:

Dóminus vobíscum.

R/. Et cum spíritu tuo.

Poi a mani giunte si volge all’Altare, allarga e congiunge le mani, china il capo alla Croce e dice:

Orémus.

Quindi, a mani giunte, legge l’Antifona dell’Offertorio, sottovoce se è eseguita in canto dalla schola.

Il celebrante presenta le oblata
(il pane azzimo)

Detta l’Antifona, il Sacerdote (se il calice è già sull’Altare, altrimenti viene portato dal Suddiacono che nel frattempo ha indossato il velo omerale sopra la tunicella) solleva il velo del calice e lo porge al Ministrante che lo piega e lo poggia sulla destra; prende la patena con l’ostia magna, porta dal Diacono se c’è, e tenendole alzate con entrambe le mani, elevati gli occhi a Dio e subito riabbassandoli dicendo:

Súscipe, sancte Pater, omnípotens ætérne Deus, hanc immaculátam hóstiam, quam ego indígnus fámulus tuus óffero tibi Deo meo vivo, et vero, pro innumerabílibus peccátis, et offensiónibus, et negligéntiis meis, et pro ómnibus circumstántibus, sed et pro ómnibus fidélibus christiánis vivis atque defúnctis: ut mihi et illis profíciat ad salútem in vitam ætérnam. Amen.

Fatto un segno di croce con la patena, il Sacerdote depone l’ostia magna sul corporale, e poggia la patena al lato di questo, ma coperta per metà dal corporale stesso e per metà dal purificatoio (se vi è il Suddiacono va invece consegnata a questo, che, finito di preparare il calice, andrà a mettersi in piedi sotto i gradini, al centro, con la patena sollevata ma coperta dal velo omerale. Questa usanza liturgica ha origine comune con la liturgia Orientale).

L’ostia non starà sulla patena se non dopo il Pater.

[Il corporale è diviso in nove quadrati, 3 x 3. Il Sacerdote porrà l’ostia sul quadrato centrale della fila orizzontale a sé più vicina; mentre in seguito, dopo la preparazione del calice, poserà questo sempre al centro ma di fronte all’ostia, come nella figura qui sotto].


Il Celebrante benedice l’acqua che unisce al vino nel calice

Il Sacerdote, sollevata la palla dal calice, si reca con questo in mano all’estremità destra dell’Altare (cornu Epistulæ), astergendo il calice col purificatoio; lì il Ministrante, gli porge il vino da versare; il Sacerdote (eccetto che nelle Messe dei defunti) benedice senza dir nulla l’acqua che gli viene offerta e ne versa alcune gocce (pari ad un quinto del vino) nel calice dicendo sotto voce:

Deus, qui humánæ substántiæ dignitátem mirabíliter condidísti, et mirabílius reformásti: da nobis per huius aquæ et vini mystérium, eius divinitátis esse consórtes, qui humanitátis nostræ fieri dignátus est párticeps, Iesus Christus Fílius tuus Dóminus noster: Qui tecum vivit et regnat in unitáte Spíritus Sancti, Deus, per ómnia sǽcula sæculórum. Amen.

Nella Messa solenne sarà il Diacono a versare il vino nel calice (già asterso dal Suddiacono) mentre quest’ultimo, fatta benedire l’acqua dal Sacerdote, la infonderà nel calice tenuto dal Diacono, il quale, una volta fatto tutto ciò lo consegna al Sacerdote. Si può far così solo allorquando il Suddiacono abbia ricevuto gli Ordini Maggiori.


Il Celebrante offre il calice con il vino

Il Sacerdote, stando in mezzo all’Altare, prende il calice, con la destra sul nodo sotto la coppa con gesto delicato e senza impugnarlo e con la sinistra alla base in modo da evidenziare il gesto dell’offerta; il calice si tiene elevato, poi  alza gli occhi a Dio, e lo offre dicendo:

Offérimus tibi, Dómine, cálicem salutáris, tuam deprecántes cleméntiam: ut in conspéctu divinæ maiestátis tuæ, pro nostra, et totíus mundi salúte cum odóre suavitátis ascéndat. Amen.

Quindi, fatto un segno di croce con il calice, lo poggia sul corporale e lo copre con la palla.


Il Celebrante s’inchina umilmente e invoca lo Spirito Santo

Congiunte le mani sopra l’Altare in modo che i mignoli siano a contatto con il bordo dell’altare, un po’ inchinato, dice sottovoce:

In spíritu humilitátis, et in ánimo contríto suscipiámur a te, Dómine: et sic fiat sacrifícium nostrum in conspéctu tuo hódie, ut pláceat tibi, Dómine Deus. 

Il Sacerdote si erge, eleva gli occhi al cielo, allarga le mani, le alza, le congiunge con movimento circolare sul petto, e un po’ curvato dice:

 Veni, sanctificátor omnípotens, ætérne Deus, (benedice con la mano destra l’ostia e il calice insieme, mentre tiene la sinistra poggiata sull’Altare) et  bénedic hoc sacrifícium tuo sancto nómini præparátum.


Incensatio

Ora il Sacerdote, se utilizza l’incenso, può incensare la materia del Sacrificio posta sull’Altare, quindi la Croce e lo stesso Altare, secondo l’Ordo incensationis.

Il Sacerdote, congiunte le mani sul petto e stando al centro benedice l’incenso che gli viene porto, dicendo:

  Il Celebrante benedice l’incenso 

Per intercessiónem beáti Michǽlis Archángeli, stantis a dextris altáris incénsi, et ómnium electórum suórum, incénsum istud dignétur Dóminus bene dícere, et in odórem suavitátis accípere. Per Christum Dóminum nostrum. Amen.


Il Celebrante incensa il pane e il vino

Ricevuto il turibolo dal Diacono – o dal Ministrante – incensa le offerte tracciando con il turibolo fumigante tre croci e dicendo:

Incénsum istud a te benedíctum, ascéndat ad te, Dómine:

  Prosegue tracciando tre cerchi (due in senso antiorario e uno in senso orario):

  et descéndat super nos misericórdia tua.


Il Celebrante incensa l’altare

Quindi incensa l’Altare, dicendo:

Dirigátur, Dómine, orátio mea, sicut incénsum in conspéctu tuo: elevátio mánuum meárum sacrifícium vespertínum. Pone, Dómine, custódiam ori meo, et óstium circumstántiæ lábiis meis: ut non declínet cor meum in verba malítiæ, ad excusándas excusatiónes in peccátis.

Il Celebrante riceve l’incensazione

Mentre restituisce il turibolo dice:

 Accéndat in nobis Dóminus ignem sui amóris, et flammam ætérnæ caritátis. Amen.

 Il Diacono – o il Turiferaio – incensa il Sacerdote, poi il Clero assistente rivestito di cotta e stola nel presbiterio, dunque gli Accoliti e infine i fedeli. All’atto di essere incensati, i fedeli si alzano, poi si risiedono. Prima e dopo l’incensazione il Diacono o il Turiferaio fanno un profondo inchino al celebrante, che  ricambia con un inchino di capo.

Nella Messa dei defunti qui si incensano soltanto le offerte, l’Altare e il Sacerdote.


Lavabo

Il Celebrante si lava le dita

Ponendosi poi all’estremità destra dell’altare si lava (con l’ampollina dell’acqua a meno che sia Vescovo) i pollici e indici di ambedue le mani, e li asterge col manutergio, ciò dicendo sottovoce:

 Lavábo inter innocéntes manus meas: et circúmdabo altáre tuum, Dómine:

Ut áudiam vocem laudis, et enárrem univérsa mirabília tua. Dómine, diléxi decórem domus tuæ, et locum habitatiónis glóriæ tuæ.

Ne perdas cum ímpiis, Deus, ánimam meam, et cum viris sánguinum vitam meam:

In quorum mánibus iniquitátes sunt: déxtera eórum repléta est munéribus.
Ego autem in innocéntia mea ingréssus sum: rédime me et miserére mei.

Pes meus stetit in dirécto: in ecclésiis benedícam te, Dómine.

Si inchina rivolto verso la Croce durante il Gloria e poi torna al centro

Glória Patri, et Fílio, et Spirítui Sancto. Sicut erat in princípio, et nunc et semper, et in sǽcula sæculórum. Amen.

Nelle S. Messe dalla I Domenica di Passione fino al Giovedì Santo incluso, e nelle S. Messe dei defunti, si omette il Gloria Patri.

Quindi, un po’ inchinato in mezzo all’Altare, con le mani giunte poggiate su di esso, il Sacerdote dice:

Offerta alla Santissima Trinità

Questa preghiera riassume il significato e l’importanza della Santa Messa.

Súscipe, sancta Trínitas, hanc oblatiónem, quam tibi offérimus ob memóriam passiónis, resurrectiónis, et ascensiónis Iesu Christi Dómini nostri: et in honórem beátæ Mariæ semper Vírginis, et beáti Ioánnis Baptistæ, et sanctórum Apostolórum Petri et Pauli, et istórum, et ómnium Sanctórum: ut illis profíciat ad honórem, nobis autem ad salútem; et illi pro nobis intercédere dignéntur in coélis, quorum memóriam ágimus in terris. Per eúmdem Christum Dóminum nostrum. Amen.

 Dopo aver completato l’Offertorio, con la preghiera alla S.  Trinità, il Sacerdote invita i fedeli a pregare per il Sacrificio che egli si accinge ad offrire (Orate Fratres), e i fedeli.


Il Celebrante invita i fedeli a pregare con lui

Il Sacerdote bacia l’Altare, si volge verso i fedeli – sempre verso destra – allarga e congiunge le mani, e a voce alta dice:

Oráte, fratres (e prosegue a voce bassa, volgendosi di nuovo all’Altare, ma stavolta completa il giro su sé stesso nel tornare rivolto all’Altare)

ut meum ac vestrum sacrifícium acceptábile fiat apud Deum Patrem omnipoténtem.

 Il Ministrante e i fedeli, appena il Sacerdote è tornato verso l’Altare rispondono:

Suscípiat Dóminus sacrifícium de mánibus tuis ad laudem et glóriam nóminis sui, ad utilitátem quoque nostram totiúsque Ecclesiæ suæ sanctæ.

 Il Sacerdote nel girarsi recita la stessa preghiera, dicendo però … sacrifícium de mánibus meis … , e conclude a voce bassa dicendo:

Amen.


Secretae

A questo punto il Sacerdote recita in segreto le Secrete (una o piú orazioni), che fanno parte del Proprio della SS. Messa, concludendo a voce alta, eventualmente a modo di canto: per omnia sǽcula sæculórum. I fedeli rispondono: Amen.

 Quando viene nominato il Santo in onore del quale si celebra la Messa, oppure il nome della B. V. Maria, Sacerdote e Ministri fanno inchino di capo. Al nome di Gesù, quasi sempre presente nella dossologia che conclude l’Orazione, l’inchino di capo è rivolto alla Croce.

…Per omnia sǽcula sæculórum.

R/. Amen.

 Dopo aver recitato le Secrete, il Sacerdote si appresta a dare inizio al Prefazio, ma dando il saluto ai fedeli rimane rivolto verso l’Altare.

I fedeli si alzano, rispondono anche in canto alle esortazioni del Sacerdote, e restano in piedi fino alla fine del Sanctus.


Immolatio Victimae

Praefatio

Il Sacerdote, in mezzo all’Altare, con le mani allargate e poggiate su di esso, dice a voce alta:

V/. Dóminus vobiscum.

R/. Et cum spíritu tuo.

Alza le mani allargate, all’altezza del petto, con le palme che si guardano, e dice:

V/. Sursum corda.

R/. Habémus ad Dóminum.

Congiunge le mani sul petto, china il capo e dice:

V/. Grátias agámus Dómino Deo nostro.

R/. Dignum et iustum est. 

Il Sacerdote allarga le mani, con le palme che si guardano, e le tiene così fino alla fine del Prefazio. Quando arriva al Sanctus, congiunge le mani sul petto e prosegue a voce più bassa. Quando dice Benedictus qui venit, si rialza e si segna.

Communis

Si recita in tutte le Messe che non hanno un Prefazio proprio.

Vere dignum et iustum est, ǽquum et salutáre,

nos tibi semper et ubíque grátias ágere:

Dómine, sancte Pater, omnípotens ætérne Deus:

per Christum Dóminum nostrum.

 

Per quem maiestátem tuam láudant Angeli, adórant

Dominatiónes, trémunt Potestátes.

Cæli cœlorúmque Virtútes, ac beáta Séraphim,

sócia exsultatióne concélebrant.

 

Cum quibus et nostras voces

ut admítti iúbeas,

deprecámur,

súpplici confessióne dicéntes:


Sanctus

Il Sacerdote congiunge le mani, si inchina e dice il Sanctus.

Oppure questo viene eseguito dalla schola che può eseguirlo in alternanza con i fedeli mentre il Sacerdote lo recita privatamente affiancato, se vi sono, da Diacono e Suddiacono. La Melodia del Sanctus, sta nel Kyriale che si trova all’inizio del Graduale Romano (1961) oppure la schola lo può cantare secondo i canoni tradizionali della Polifonia Sacra stabiliti dal Instructio de Musica Sacra et Sacra Liturgia.

All’inizio del Sanctus il Ministrante suona tre colpi di campanello.

Sanctus, Sanctus, Sanctus Dóminus Deus Sábaoth.

Pleni sunt coéli et terra glória tua. Hosánna in excélsis.

Il Sacerdote si segna – e anche i fedeli.

Benedíctus qui venit in nómine Dómini. Hosánna in excélsis.



Completato il canto del Sanctus, i fedeli si inginocchiano e, in assoluto silenzio, a mani giunte, in atteggiamento dimesso,  si predispongono ad un totale raccoglimento, mentre sull’Altare del Sacrificio si compie l’ineffabile Mistero della Transustanziazione.

Quando si compie la transustanziazione del pane e del vino nel Corpo e nel Sangue di nostro Signore Gesú Cristo, si sente suonare il campanello: i fedeli alzano gli occhi a contemplare l’Ostia e il Calice e súbito li riabbassano adorando il S.  Sacramento 
I fedeli si rialzano alla fine delle preghiere del Canone, quando il Sacerdote canta: per omnia sæcula sæculorum.

Canon Romanum

È consuetudine alla fine del Prefazio, che gli accòliti accendano   almeno due candelabri, che spegneranno dopo la Comunione. Il Sacerdote, finito il Prefazio, allarga, eleva un po’ e congiunge le mani, alza gli occhi al cielo, li riabbassa sùbito, e profondamente inchinato, con le mani sopra l’Altare, dice a voce molto bassa (tutto il Canone è detto sottovoce):

ordo5a

Te ígitur,

clementíssime Pater,

per Iesum Christum Filium tuum

Dóminum nostrum,

súpplices rogámus, ac pétimus

bacia l’Altare e, congiunte le mani davanti al petto

uti accépta hábeas, et benedícas 
fa tre segni di croce sull’ostia e sul Calice

hæc   dona, hæc   múnera, hæc   sancta

sacrifícia illibáta.


Per la Chiesa

allargate le mani In primis, quæ tibi offérimus pro Ecclésia tua sancta cathólica: quam pacificáre, custodíre, adunáre et régere dignéris toto orbe terrárum: una cum fámulo tuo (inchina il capo al nome del Papa e, quando è presente, del Vescovo) Papa nostro N.…, et Antístite nostro N.… (a Roma: una cum fámulo tuo Papa nostro N.…) et ómnibus orthodóxis, atque cathólicæ, et apostólicæ fidei cultóribus.

Per i fedeli viventi

Meménto, Dómine, famulórum, famularúmque tuárum N.… et N.… congiunge le mani e prega un po’ per coloro per i quali intende pregare; quindi stende le mani et ómnium circumstántium, quorum tibi fides cógnita est, et nota devótio, pro quibus tibi offérimus: vel qui tibi offerunt hoc sacrifícium láudis, pro se, suísque ómnibus: pro redemptióne animárum suárum, pro spe salútis, et incolumitátis suæ: tibíque reddunt vota sua ætérno Deo, vivo et vero.

In Comunione con i Santi e i Padri nella Fede

A seconda del tempo liturgico la prima parte del Communicántes cambia, resta uguale la seconda parte a partire dal segno *.

Communicántes, et memóriam venerántes, in prímis gloriósæ semper Vírginis Mariæ, Genetrícis Dei et Dómini nostri Iesu Christi: *

Communicántes di Natale e dell’Ottava

Communicántes, et diem sacratíssimum (nella S. Messa di  mezzanotte si dice: et noctem sacratíssimam) celebrántes, quo (qua) beátæ Maríæ intemeráta virgínitas huic modo édidit Salvatórem: sed et memóriam venerántes, in prímis eiúsdem gloriósæ semper Vírginis Mariæ, Genetrícis Dei et Dómini nostri Iesu Christi: *

 Communicántes dell’Epifania

Communicántes, et diem sacratíssimum celebrántes, quo Unigénitus tuus, in tua tecum glória coætérnus, in veritáte carnis nostræ visibíliter corporális appáruit: sed et memóriam venerántes, in prímis gloriósæ semper Vírginis Mariæ, Genetrícis eiúsdem Dei et Dómini nostri Iesu Christi: *

Communicántes di Pasqua e dell’Ottava

Communicántes, et diem sacratíssimum (in Missa de Sabbato Sancto dicitur: et noctem sacratíssimam) celebrántes Resurrectiónis Dómini nostri Iesu Christi secúndum carnem: sed et memóriam venerántes, in prímis gloriósæ semper Vírginis Mariæ, Genetrícis eiúsdem Dei et Dómini nostri Iesu Christi: *

Communicántes dell’Ascensione

Communicántes, et diem sacratíssimum celebrántes, quo Dóminus noster, unigénitus Fílius tuus, unítam sibi fragilitátis nostræ substántiam in glóriæ tuæ déxtera collocávit: sed et memóriam venerántes, in prímis gloriósæ semper Vírginis Mariæ, Genetrícis eiúsdem Dei et Dómini nostri Iesu Christi: *

Communicántes di Pentecoste e dell’Ottava

Communicántes, et diem sacratíssimum Pentecóstes celebrántes, quo Spíritus Sanctus Apóstolis innúmeris linguis appáruit: sed et memóriam venerántes, in prímis gloriósæ semper Vírginis Mariæ, Genetrícis Dei et Dómini nostri Iesu Christi: *

* Sed et beáti Ióseph, eiúsdem Vírginis Sponsi,  et beatórum Apostolórum ac Mártyrum tuórum: Petri et Pauli, Andréæ, Iacóbi, Ioánnis, Thomæ, Iacóbi, Philíppi, Bartholomǽi, Matthǽi, Simónis et Thaddǽi: Lini, Cleti, Cleméntis, Xysti, Cornélii, Cypriáni, Lauréntii, Chrysógoni, Ioánnis et Pauli, Cosmæ et Damiáni: et ómnium Sanctórum tuórum; quorum méritis, precibúsque concédas, ut in ómnibus protectiónis tuæ muniámur auxílio.
Congiunge le mani Per eúmdem Christum Dóminum nostrum. Amen.

Tiene estese sulle offerte le mani [le quali si tengono tra loro per i pollici incrociati]

Il Sacerdote presenta a Dio le Oblazioni offerte

Hanc ígitur oblatiónem servitútis nostræ, sed et cunctæ famíliæ tuæ,  quǽsumus, Dómine, ut placátus accípias: diésque nostros in tua pace dispónas, atque ab ætérna damnatióne nos éripi, et in electórum tuórum iúbeas grege numerári. Congiunge le mani Per Christum Dóminum nostrum. Amen.

Hanc ígitur di Pasqua e di Pentecoste 
(con le rispettive Ottave)

Hanc ígitur oblatiónem servitútis nostræ, sed et cunctæ famíliæ tuæ,  quam tibi offérimus pro his quoque, quos regeneráre dignátus es ex aqua et Spíritu Sancto, tríbuens eis remissiónem ómnium peccatórum, quǽsumus, Dómine, ut placátus accípias: diésque nostros in tua pace dispónas, atque ab ætérna damnatióne nos éripi, et in electórum tuórum iúbeas grege numerári. 

Per Christum Dóminum nostrum. Amen.

Il Sacerdote prega che le oblata si convertano nel Corpo e nel Sangue di Cristo

Il Ministrante suona leggermente il campanello durante l’Hanc igitur, e sale inginocchiandosi sull’ultimo gradino alla destra del Sacerdote, a meno che ci sia il Diacono a sollevare la pianeta. Poi, quando il Sacerdote eleva l’Ostia, con la mano sinistra gli solleva la pianeta e con la destra suona il campanello: uno squillo quando il Sacerdote  genuflette, tre quando fa l’elevazione e uno quando genuflette di nuovo; lo stesso avviene all’elevazione del Calice. Il Turiferario, inginocchiato al lato dell’Epistola, incensa l’Ostia e il Calice quando il Sacerdote li eleva.

Quam oblatiónem tu, Deus, in ómnibus, quǽsumus,  fa tre segni di croce sopra entrambe le offerte bene  díctam,adscríptam,ra tam, rationábilem, acceptabilémque fácere dignéris fa un segno di croce solo sull’ostia ut nobis Cor pus e uno solo  sul calice et San  guis fiat dilectíssimi Filii tui congiunge le mani Dómini nostri Iesu Christi.

Il Sacerdote in Persona Christi rivive il Sacrificio

Qui pridie quam paterétur prende l’ostia accépit panem in sanctas ac venerábiles manus suas alza gli occhi al cielo et elevátis óculis in coélum, ad te Deum Patrem suum omnipoténtem, china il capo tibi grátias ágens,  fa un segno di croce sull’ostia bene díxit, fregit, dedítque discípulis suis, dicens: Accípite, et manducáte ex hoc ómnes.

Il Sacerdote poggia gli avambracci sull’altare come se si facesse tutt’uno con l’altare e con ambe le mani tenendo l’ostia tra gli indici e i pollici, dice sull’ostia le parole della consacrazione segretamente distintamente e accuratamente; così come sulle altre ostie, se ve ne sono da consacrare.

Le Parole Consacratorie per il Pane

HOC EST ENIM CORPUS MEUM.

Dette queste parole, subito genuflette e adora l’Ostia consacrata: si rialza, La eleva per mostrarLa ai fedeli, La ripone sul corporale, e, genuflesso La adora ancora. Non disgiunge piú gli indici dai pollici di ciascuna mano fino all’abluzione delle dita, tranne che non debba prendere l’Ostia (per i vari oggetti userà le restanti dita o l’interspazio tra indice e medio). Quindi, rimossa la palla, prende il calice.

Símili modo póstquam cenátum est con ambo le mani prende il calice (il nodo del Calice nell’incavo tra l’indice e il medio della mano destra, la base del calice poggia sul medio della sinistra) accípiens et hunc præclárum cálicem in sanctas ac venerábiles manus suas: item,china il capo tibi grátias ágens tenendo con la sinistra il calice, vi traccia sopra un segno di croce bene díxit, dedítque discípulis suis, dicens: Accípite et bibíte ex eo ómnes.

Il Sacerdote poggia gli avambracci sull’altare come se si facesse tutt’uno con l’altare e dice le parole della  consacrazione sul calice: accuratamente, senza interruzione e sempre in segreto, tenendolo un po’ elevato.

Le Parole Consacratorie per il Vino

HIC EST ENIM CALIX SÁNGUINIS MEI,
NOVI ET ÆTÉRNI TESTAMÉNTI: 
MYSTÉRIUM FÍDEI: 
QUI PRO VOBIS ET PRO MULTIS 
EFFUNDÉTUR IN REMISSIÓNEM
 PECCATÓRUM.

Dette queste parole, depone il Calice sul corporale.

Hæc quotiescúmque fecéritis, in mei memóriam faciétis.

genuflesso adora il Calice: si rialza, Lo eleva per mostrarLo ai fedeli, Lo depone, Lo copre, e, genuflesso Lo adora ancora.  Quindi, allargate le mani.

In memoria della Sua Passione

Unde et mémores, Dómine, nos servi tui, sed et plebs tua sancta, eiúsdem Christi Fílii tui, Dómini nostri, tam beátæ passiónis, nec non et ab ínferis resurrectiónis, sed et in cælos gloriósæ ascensiónis: offérimus præcláræ maiestáti tuæ, de tuis donis, ac datis congiunge le mani e fa tre segni di croce sull’Ostia e sul Calice insieme hóstiam   puram, hóstiam   sanctam, hóstiam  immaculátam,  traccia un segno di croce sull’Ostia Panem sanctum vitæ ætérnæ e un segno di croce sul Calice et cálicem    salútis perpétuæ. Allargate le mani.

Il Sacerdote offre al Padre questo Sacrificio

Supra quæ propítio ac seréno vultu respícere dignéris: et accépta habére, sícuti accépta habére dignátus es múnera púeri tui iusti Abel, et sacrifícium Patriárchæ nostri Abrahæ: et quod tibi óbtulit summus sacérdos tuus Melchísedech, sanctum sacrifícium, immaculátam hóstiam.
 
Inchinato profondamente con le mani giunte sull’Altare.

Il Sacerdote supplica l’Angelo che porti la sua offerta sull’Altare del Cielo

Súpplices te rogámus, omnípotens Deus: iube hæc perférri per manus sancti Angeli tui in sublíme altáre tuum, in conspéctu divinæ maiestátis tuæ: ut quotquot,  bacia l’Altare  ex hac altáris participatióne sacrosánctum Fílii tui  congiunge le mani e traccia un segno di croce prima sull’Ostia e poi sul Calice  Cór pus et Sán guinem sumpsérimus  si segna  ómni benedictióne cælesti  et grátia repleámur. Congiunge le mani Per eúmdem Christum Dóminum nostrum. Amen.

Per i fedeli defunti

Meménto étiam, Dómine, famulórum famularúmque tuárum N.… et N.… qui nos præcessérunt cum signo fídei, et dórmiunt in somno pacis.

Congiunge le mani, prega un po’ per i defunti per i quali intende pregare, quindi, allargate le mani.

Ipsis, Dómine, et ómnibus in Christo quiescéntibus, locum refrigérii, lucis et pacis, ut indúlgeas, deprecámur. Congiunge le mani e china il capo Per eúmdem Christum Dóminum nostrum. Amen.

Per il Sacerdote che celebra

Poi si percuote il petto con la destra [toccandolo con la punta delle dita estese, medio, anulare e mignolo], ed elevata un poco la voce 

Nobis quoque peccatóribus  

allarga le mani e sottovoce prosegue fámulis tuis, de multitúdine miseratiónum tuárum sperántibus, partem áliquam, et societátem donáre dignéris, cum tuis sanctis Apóstolis et Martyribus: cum Ioánne, Stéphano, Matthía, Bárnaba, Ignátio, Alexándro, Marcellíno, Petro, Felicitáte, Perpétua, Ágatha, Lúcia, Agnéte, Cæcília, Anastásia, et ómnibus Sanctis tuis: intra quorum nos consórtium, non æstimátor mériti, sed véniæ, quǽsumus, largítor admítte.  Congiunge le mani Per Christum Dóminum nostrum.

Il sacrificio del Cristo rende gloria al Padre

Per quem hæc ómnia, Dómine, semper bona creas, fa tre croci sull’Ostia e sul Calice insieme sanctí  ficas, viví  ficas, bene  dícis, et præstas nobis.

Scopre il Calice, genuflette, prende l’Ostia tra l’indice e il pollice della mano destra e, tenendo il Calice con la sinistra, con l’Ostia fa tre segni di croce sui bordi del Calice, dicendo:

Per ip  sum, et cum ip   so, et in ip   so, 

con la stessa Ostia fa due segni di croce tra sé stesso e il Calice: est tibi Deo Patri  omnipoténti, in unitáte Spíritus    Sancti  eleva un po’ il Calice con l’Ostia  ómnis honor et glória. Ripone l’Ostia, copre il Calice con la palla, genuflette, si rialza, e a voce alta dice o canta:

[NB: il Diacono non alza il Calice alla “piccola elevazione” (Per ipsum) ma si limita a scoprirlo e ricoprirlo]

Per ómnia sǽcula sæculórum.

I fedeli rispondono:

Amen.


ordo2

Communio

Pater Noster

Il Sacerdote congiunte le mani recita o canta:

Orémus.

Præcéptis salutáribus móniti, et divína institutióne formáti, audémus dícere:

Allarga le mani.

Pater noster, qui es in caelis,
sanctificétur nomen tuum,
advéniat regnum tuum,
fiat volúntas tua, sicut in cœlo et in terra.


Panem nostrum cotidianum da nobis hódie,
et dimítte nobis débita nostra,
sicut et nos dimíttimus debitóribus nostris,
et ne nos indúcas in tentatiónem.

Il popolo canta insieme al Sacerdote.

Sed libera nos a malo.

V/. (in segreto) Amen.



Il Sacerdote prende da sotto il corporale la patena (o la riceve dal Suddiacono, che a metà del Pater ha deposto il velo omerale ed è salito in cornu Epistulae), reggendola fra l’indice e il medio della destra, la tiene diritta sull’Altare, e dice sottovoce:

Líbera nos, quǽsumus, Dómine, ab ómnibus malis, prætéritis, præsentibus et futúris: et intercedénte beáta et gloriósa semper Vírgine Dei Genetríce Maria, cum beátis Apóstolis tuis Petro et Paulo, atque Andréa, et ómnibus Sanctis si fa il segno di croce con la patena da propítius pacem in diébus nostris: bacia la patena ut, ope misericórdiæ tuæ adiúti, et a peccáto simus semper líberi, et ab ómni pertubatióne secúri.

Frazione dell’Ostia

Pone la patena sotto l’Ostia, scopre il Calice, genuflette, si alza, prende l’Ostia e, tenendola sul Calice con due mani, la spezza per metà.

Per eúmdem Dóminum nostrum Iesum Christum Filium tuum ripone sulla patena la metà dell’Ostia che ha nella destra, stacca una particella dalla metà che tiene con la sinistra qui tecum vívit et régnat in unitáte Spíritus Sancti, Deus, unisce la metà che ha nella sinistra con quella che si trova sulla patena, tiene con la destra la particella, sopra il Calice, che tiene con la sinistra, per il nodo sotto la coppa, e dice a voce alta o canta:

Per ómnia sǽcula sæculórum.

R/. Amen.


Immixtio del Corpo con il Sangue

Il Sacerdote, con la particella dell’Ostia, fa tre segni di croce sul Calice.

Pax    Dómini sit    semper vobís cum.

 R/. Et cum spíritu tuo.

 Lascia cadere la particella dell’Ostia nel Calice, e dice in segreto:

Hæc commíxtio, et consecrátio Córporis et Sánguinis Dómini nostri Iesu Christi, fiat accipiéntibus nobis in vitam ætérnam. Amen.
 
Il Sacerdote copre il Calice, genuflette, si alza, e, inchinatosi al Sacramento, congiunge le mani e battendosi il petto per tre volte, dice a voce alta.


Agnus Dei

I fedeli accompagnano il Sacerdote in questa triplice invocazione: recitando e battendosi tre volte il petto.

Nella Messa Cantata è alternato tra schola e popolo mentre il Sacerdote lo recita sottovoce. La Melodia dell’Agnus Dei, sta nel Kyriale che si trova all’inizio del Graduale Romano (1961) oppure la schola lo può cantare secondo i canoni tradizionali della Polifonia Sacra stabiliti dal Instructio de Musica Sacra et Sacra Liturgia.

Agnus Dei, qui tollis peccáta mundi:

miserére nobis.

Agnus Dei, qui tollis peccáta mundi:

miserére nobis.

Agnus Dei, qui tollis peccáta mundi:

dona nobis pacem.



Nelle S.  Messe dei defunti non si dice: miserére nobis, ma: dona eis réquiem; e alla terza volta si dice: dona eis réquiem sempitérnam.

Orazione ed eventuale rito della pace

Il Sacerdote congiunge le mani sull’Altare e, inchinato, dice sottovoce le seguenti orazioni.

Dómine Iesu Christe, qui dixísti Apóstolis tuis: Pacem relínquo vobis, pacem meam do vobis: ne respícias peccáta mea, sed fidem Ecclésiæ tuæ: eámque secúndum voluntátem tuam pacificáre et coadunáre dignéris: Qui vivis et regnas, Deus, per ómnia saecula sæculórum. Amen

Solo nelle Messe Solenni e Pontificali, il Celebrante riceve la pace di Cristo baciando il corporale dove c’è il Santissimo Sacramento, la trasmette poi al Diacono e dice: Pax tecum. Il Diacono risponde: Et cum spiritu tuo. (Chi riceve la pace fa inchino di capo a chi la da, e, dopo averla ricevuta, entrambi si scambiano l’inchino). Quindi il Diacono va dal Suddiacono e gli dà la pace allo stesso modo. Il Suddiacono darà la pace al più degno di ogni ordine di Clero assistente, dopodiché la da all’accolito che lo accompagna e quest’ultimo agli altri accoliti.

Quando c’è l’instrumentum pacis o “portapace” il Celebrante dopo aver baciato l’altare bacia anche l’ instrumentum pacis e il Diacono, ed in questo caso, dopo aver ricevuto la pace dal Celebrante porta l’instrumentum pacis alla balaustra dove il popolo (eccetto che le donne) riceverà la pace di Cristo baciando l’instrumentum pacis. La pace non si scambia mai tra i fedeli per nessun motivo.

Nella S. Messa dei defunti non si dà la pace, né si recita la precedente orazione.

  Preghiere del sacerdote prima della Comunione

Dómine Iesu Christe, Fili Dei vivi, qui ex voluntáte Patris, cooperánte Spíritu Sancto, per mortem tuam mundum vivificásti: líbera me per hoc sacrosánctum Corpus et Sánguinem tuum ab ómnibus iniquitátibus meis, et univérsis malis: et   fac  me   tuis  semper inhærére mandátis, et a te nunquam separári permíttas: Qui cum eódem Deo Patre, et Spíritu Sancto vivis et regnas, Deus, in sǽcula sæculórum. Amen.

Percéptio Córporis tui, Dómine Iesu Christe, quod ego indígnus súmere præsúmo, non mihi provéniat in iudícium et condemnatiónem: sed pro tua pietáte prosit mihi ad tutaméntum mentis et córporis, et ad medélam percipiéndam: Qui vivis et regnas cum Deo Patre in unitáte Spíritus Sancti, Deus, per ómnia sǽcula sæculórum. Amen.

Il Celebrante consuma il Sacrificio

Il Sacerdote genuflette, si alza, e dice:

Panem cælestem accípiam, et nomen Dómini invocábo.

 Detto questo, con la mano destra prende dalla patena, con riverenza, le due parti dell’Ostia e le pone fra il pollice e l’indice della mano sinistra, e mette la patena fra lo stesso indice e il medio, tenendo la stessa mano sinistra tra il petto e il Calice, poi si inchina.

 Alza la voce Dómine, non sum dignus si batte il petto con la destra e prosegue in segreto ut intres sub téctum meum: sed tantum dic verbo et sanábitur ánima mea ciò lo ripete per tre volte. Il Ministrante squilla il campanello a ogni

Domine non sum Dignus

 Il Celebrante si comunica  al Corpo di Cristo

 Poi, prende dalla mano sinistra, con l’indice e il pollice della mano destra, le parti dell’Ostia e con esse si segna, sulla patena.

  Corpus Dómini nostri Iesu Christi custódiat ánimam meam in vitam ætérnam. Amen.

 Inchinatosi, con i gomiti poggiati sull’Altare, consuma con riverenza entrambe le parti dell’Ostia, quindi depone la patena sul corporale, si alza, congiunge gli indici e i pollici, e, congiunte le mani davanti al viso, si sofferma un po’ nella meditazione del S.  Sacramento; quindi, abbassate le mani, dice sottovoce:

  Intanto, scoperto il Calice, genuflette, si rialza, prende la patena, esamina il corporale, e, se ve ne sono, raccoglie i frammenti strofinando il corporale con la patena [conviene farlo sempre], quindi con diligenza, con il pollice e l’indice della mano destra, pulisce sul Calice la patena e le stesse dita, affinché non rimangano dei frammenti, dicendo:

 Quid retríbuam Dómino pro ómnibus quæ retríbuit mihi? 

  Il Celebrante si comunica  al Sangue di Cristo

Poi, congiunti i pollici e gli indici, prende il Calice con la mano destra, al nodo sotto la coppa, e con la mano sinistra prende la patena e dice:

Cálicem salutáris accípiam, et nomen Dómini invocábo. Laudans invocábo Dóminum, et ab inimícis meis salvus ero.

 Prende il Calice con la destra e si segna con esso, dicendo:

Sánguis Dómini nostri Iesu Christi custódiat ánimam meam in vitam ætérnam. Amen.

 Poi, ponendo con la sinistra la patena sotto il Calice, prende con riverenza tutto il Sangue unitamente alla particella.

Mentre il Sacerdote si Comunica, sia al Corpo sia al Sangue, Diacono e Suddiacono si spostano un po’ ai lati e stanno profondamente inchinati verso il Sacerdote.

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Se vi sono dei fedeli che debbono comunicarsi, il sacerdote, dopo aver assunto il Sangue e prima di purificarsi, fatta la genuflessione, mette le particole consacrate nella pisside o, se i comunicandi sono pochi, sulla patena.

Dopo, genuflette, con la mano sinistra prende la pisside o la patena con il Sacramento, prende con la mano destra una particola, tra l’indice e il pollice, e tenendola un po’ elevata, rivolgendosi ai comunicandi, in mezzo all’Altare, dice:

V/. Ecce Agnus Dei: ecce qui tóllit peccáta mundi.

Inginocchiati dinanzi al Corpo di Nostro Signore Gesù Cristo, i fedeli si battono il petto ripetendo per tre volte ad alta voce:

R/. Dómine, non sum dígnus ut intres sub téctum meum: sed tantum dic verbo et sanábitur ánima mea.  

Il sacerdote distribuisce il SS. Sacramento a partire dalla destra dei fedeli, cioè dal lato dell’Epistola, e mentre Lo porge ad ognuno fa con Esso un segno di croce sulla pisside o sulla patena, dicendo:

V/. Córpus Dómini nostri Iesu Christi custódiat ánimam tuam in vitam aetérnam. Amen.
 
Nel ricevere la Santa Comunione, il fedele non risponde nulla


Preghiere delle Abluzioni

Il Celebrante stando davanti la corporale inizia la purificazione.

 Purifica il Calice

 Quod ore súmpsimus, Dómine, pura mente capiámus: et de múnere temporáli fiat nobis remédium sempitérnum.

Intanto, porge il Calice, tenuto obliquo sempre sul corporale, al Ministrante, che vi versa un po’ di vino, perché si purifichi, fa scorrere un po’ il vino per l’interno della coppa e lo beve, poi prosegue:

  Purifica le dita

Corpus tuum, Dómine, quod súmpsi, et Sánguis quem potávi, adhǽreat viscéribus meis: et præsta; ut in me non remáneat scélerum mácula, quem pura et sancta refecérunt sacraménta. Qui vivis et regnas in sǽcula sæculórum. Amen.

Solo adesso il Sacerdote porta il calice fuori dal corporale, all’estremità destra dell’Altare, dove il Ministrante o il Suddiacono gli versa prima del vino poi dell’acqua sui pollici e indici di entrambe le mani posti all’imbocco del calice. Lava ed asciuga le dita, e beve l’abluzione; poi si asciuga la bocca, deterge il calice, e vi ripone sopra purificatoio, patena, palla e velo, entra il corporale ripiegato nella borsa e lascia questa sul calice velato, collocandolo in mezzo all’Altare.

NB: se il Sacerdote prevede di dover celebrare un’altra Messa nell’arco di tre ore, non usa il vino nelle abluzioni ma solo l’acqua, perché non rompa il digiuno eucaristico.

Quando il Suddiacono ha ricevuto gli Ordini Maggiori, è lui, dopo le abluzioni del Sacerdote, a sistemare il calice, portandolo poi alla credenza.


Antiphona ad Communionem

Nella Messa cantata mentre si distribuisce la Comunione, o subito dopo, il coro canta l’Antifona della Comunione (che il Sacerdote reciterà poi privatamente). Si utilizza il canto in canto gregoriano riportato nel Graduale Romanum (l’edizione pubblicata secondo le nuove disposizioni liturgiche del Missale Romanum Vetus Ordo del 1961) o nel Liber Usualis, oppure la schola può cantare in polifonia opere artistiche (secondo i canoni tradizionali della Polifonia Sacra stabiliti dal Instructio de Musica Sacra et Sacra Liturgia) che riportano in musica il testo stesso previsto dal Proprio.

Il Ministrante riporta il Messale dal lato dell’Epistola. Quindi il Sacerdote, a mani giunte, legge l’antifona della Comunione, sottovoce se la sta eseguendo in canto la schola.


Ritus Conclusionis

Dopo, con le mani congiunte, sul petto, va in mezzo all’Altare e, baciatolo, si volge verso i fedeli e dice:

Dóminus vobíscum.

R/. Et cum spíritu tuo.

 Si sposta al lato dell’Epistola presso il Messale

 V/. Orémus.


Postcommunio

Dice le Orazioni del Postcommunio.

Quando viene nominato il Santo in onore del quale si celebra la Messa, oppure il nome della B. V. Maria, Sacerdote e Ministri fanno inchino di capo. Al nome di Gesù, quasi sempre presente nella dossologia che conclude l’Orazione, l’inchino di capo è rivolto alla Croce.

Ultimata la recita delle orazioni del Postcommunio, il Sacerdote si appresta al congedo dei fedeli, impartendo anche la benedizione.


Oratio super populum

Durante il tempo quaresimale, fino al Mercoledì Santo incluso, nelle Messe della feria, dopo il postcomunio e le eventuali commemorazioni, il Celebrante recita l’orazione sul popolo.

Questa tradizione viene dalle Messe dette Stazionali, ovvero quelle Messe che si svolgevano nelle varie Chiese di Roma dove il Papa che Celebrava la Messa, prima di congedare i fedeli, benediceva con l’ultima Orazione il popolo romano radunato. Allora l’orazione sul popolo era più frequente; ora, nella Messale Romano, si ha soltanto in questo periodo.

Il Celebrante dice:

Oremus

Il Diacono dice o canta:

Humiliáte cápite vestra Deo.

Il Celebrante prosegue con l’Orazione e la conclude come al solito.

Congedo dei fedeli

 Il Sacerdote, finite le orazioni del Postcommunio (e l’Oratione Super Populum in quaresima), chiude il Messale, e congiunte le mani sul petto, va in mezzo all’Altare, lo bacia, si volge verso i fedeli, e dice a voce alta o canta (la melodia è del Kyriale ma gli è porta in una tabella dal Cerimoniere):

Dóminus vobíscum.

R/. Et cum spíritu tuo.

 
V/. Ite, missa est.

R/. Deo grátias.

Quando c’è il Diacono, è lui a cantare l’Ite Missa est.


Nelle Messe a cui segue una processione la conclusione è:

V/. Benedicámus Dómino.

R/. Deo grátias.

Nelle Messe dei defunti viene detto, col Sacerdote rivolto verso l’Altare:

 V/. Requiéscant in pace.

R/. Amen.

 Nell’ottava di Pasqua, nelle S. Messe del Tempo, all’Ite, Missa est e al seguente Deo gratias, si aggiunge: Allelúia, allelúia.


Benedizione finale

Il Sacerdote, in mezzo all’Altare e ad esso rivolto, a mani giunte, inchinato, dice sottovoce:

Pláceat tibi, sancta Trínitas, obséquium servitútis meæ: et præsta: ut sacrifícium, quod óculis tuæ Maiestátis indígnus óbtuli, tibi sit acceptábile, mihíque, et ómnibus, pro quibus illud óbtuli, sit, te miseránte, propitiábile. Per Christum Dóminum nostrum. Amen.

 Nelle Messe in cui si dice: Benedicamus Domino o Requiescant in pace, non si dà la benedizione, ma, recitato il Placeat tibi e baciato l’Altare, il Sacerdote legge subito l’Ultimo Vangelo.

Quindi, baciato l’Altare, alzati gli occhi al cielo, allarga ed eleva e congiunge le mani con movimento circolare, china il capo alla Croce, e dice a voce alta:

 Benedícat vos omnípotens Deus, a mani giunte, con gli occhi bassi, si volge verso i fedeli (inginocchiati) e, con la mano sinistra sul petto, alza la destra con le dita unite e benedice i fedeli, Pater, et Filius, et Spíritus Sanctus.

 R/. Amen.


Ultimum evangelium

L’Ultimo Vangelo si omette: nelle S. Messe in cui si dice Benedicamus Domino o Requiescant in pace, nella terza S. Messa di Natale, nella S. Messa delle Palme seguita dalla benedizione e dalla processione dei rami, nelle S. Messe della vigilia di Pasqua.

Il Sacerdote, girandosi verso la sua destra va al lato del Vangelo e, congiunte le mani, dice:

Dóminus vobíscum.

R/. Et cum spíritu tuo.

 Fa un segno di croce sull’Altare o sulla cartagloria, poi tre segni di croce su sé stesso: sulla fronte, sulle labbra e sul petto – lo stesso fanno i fedeli – e dice:

  Inítium sancti Evangélii secúndum Ioánnem.

R/. Glória tibi, Dómine.

 Congiunte le mani, prosegue:

 In princípio erat Verbum,
et Verbum erat apud Deum, 
et Deus erat Verbum. 
Hoc erat in princípio apud Deum. 
Ómnia per ipsum facta sunt:
et sine ipso factum est nihil, quod factum est: 
in ipso vita erat,
et vita erat lux hóminum: 
et lux in ténebris lucet, 
et ténebræ eam non comprehendérunt.
Fuit homo missus a Deo, 
cui nomen erat Ioánnes. 
Hic venit in testimónium, 
ut testimónium perhibéret de lúmine,
ut ómnes créderent per illum. 
Non erat ille lux, 
sed ut testimónium perhibéret de lúmine.
Erat lux vera, 
quæ illúminat ómnem hóminem veniéntem in hunc mundum. 
In mundo erat, 
et mundus per ipsum factus est, 
et mundus eum non cognóvit. 
In própria vénit, 
et sui eum non recepérunt. 
Quotquot autem recepérunt eum, 
dedit eis potestátem fílios Dei fíeri, 
his qui crédunt in nómine eius: 
qui non ex sanguínibus,
neque ex voluntáte carnis, 
neque ex voluntáte viri, 
sed ex Deo nati sunt. 
(il Sacerdote e tutti genuflettono)
Et Verbum caro factum est ,
(e rialzandosi prosegue:)
et habitávit in nobis; 
et vídimus glóriam eius, 
glóriam quasi Unigéniti a Patre, 
plenum grátiæ et veritátis.
 
R/. Deo grátias.


Preghiere Leonine

Nelle Messe basse (non cantate o solenni) il Sacerdote, prima di recarsi in sagrestia, recita in ginocchio, le preghiere ai piedi dell’Altare, che legge in una tabella portagli dal Ministrante. Le tre Ave Maria sono alternate coi fedeli, la Salve Regina è detta da tutti, e, dopo il versetto, il Sacerdote prosegue con le due orazioni.

Queste preghiere si possono tralasciare nelle S. Messe cantate.

 V/. Ave Maria, gratia plena, Dóminus tecum; benedícta tu in muliéribus, et benedíctus fructus ventris tui, Iesus.

  R/. Sancta Maria, Mater Dei, ora pro nobis peccatóribus, nunc et in hora mortis nostræ. Amen.

 L’Ave Maria si ripete per tre volte.

 V/. Salve, Regina, R/. Mater misericórdiæ.  Vita, dulcedo et spes nostra, salve. Ad te clamámus, éxsules fílii Evæ. Ad te suspirámus geméntes et flentes in hac lacrimárum valle. Eia ergo, advocáta nostra, illos tuos misericórdes óculos ad nos convérte. Et Iesum, benedíctum fructum ventris tui, nobis, post hoc exsílium, osténde. O clémens,  O pia, O dulcis Virgo Maria.

 V/. Ora pro nobis, sancta Dei Génitrix.

R/. Ut digni efficiámur promissiónibus Christi.

V/. Orémus.
Deus refúgium nostrum et virtus, pópulum ad te clamántem propítius réspice; et intercedénte gloriósa et immaculáta Vírgine Dei Genitríce Maria, cum beáto Ioseph, eius Sponso, ac beátis Apóstolis tuis Petro et Paulo, et ómnibus Sanctis, quas pro conversióne peccatórum, pro libertáte et exaltatióne sanctæ Matris Ecclésiæ, preces effúndimus, miséricors et benígnus exáudi. Per eúmdem Christum Dóminum nostrum.

R/. Amen.

 

V/. Sancte Míchæl Archángele, defénde nos in prælio, contra nequítiam et insídias diáboli esto præsídium. Imperet illi Deus, súpplices deprecámur: tuque, Prínceps militiæ cœléstis, Sátanam aliósque spíritus malígnos, qui ad perditiónem animárum pervagántur in mundo, divina virtúte, in inférnum detrúde.

R/.  Amen.

V/. Cor Iesu sacratíssimum

(si ripete per tre volte).

R/. Miserére nobis.

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